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Facciamo di Roma una Città delle Bambine e dei Bambini


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Roma Bambina in audizione al Comune di Roma per il progetto Spazi di Gioco in città

L’audizione alla Commissione Cultura

Dopo molti mesi dalla nostra proposta al Comune di Roma, per la possibilità di creare spazi di gioco per i bambini in città, attraverso la cultura, l’arte e il gioco, il 23 Agosto siamo stati finalmente convocati in audizione presso la VI Commissione Capitolina Permanente Cultura Politiche Giovanili e Lavoro.

Abbiamo esposto il nostro progetto che riportiamo a seguire. C’è stata molta attenzione da parte di tutti i consiglieri presenti, anche se questo è stato solo un primo passo, un cominciare a parlare di una città progettata a misura di bambini, che chissà quando potrà realizzarsi, viste le difficoltà che attualmente l’amministrazione capitolina attraversa, e in particolare lo stato di abbandono delle aree giochi che dovrebbero essere “ben curate” dal Servizio Giardini.

Attendiamo quindi con fiducia una nuova convocazione a breve, sperando che nel frattempo qualcosa si sia messa in movimento.

Ecco la nostra proposta:

Progetto Roma Bambina

facciamo di Roma una città delle bambine e dei bambini

Al Comune di Roma – VI Commissione Capitolina Permanente Cultura, Politiche Giovanili e Lavoro

OGGETTO: PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA PER CREARE SPAZI DI GIOCO PER I BAMBINI IN CITTÀ, ATTRAVERSO LA CULTURA, L’ARTE E IL GIOCO

Una città può definirsi pensata e organizzata a misura di bambine e di bambini quando mette al primo posto le esigenze dei più piccoli, creando l’ambiente più favorevole per la loro crescita e il loro sviluppo armonico, in un’atmosfera protettiva e d’amore.
Molte città, metropoli e megalopoli d’Italia e del Mondo, hanno affrontato questo argomento con soluzioni innovative che partono per prima cosa da un approccio culturale all’argomento, ovvero il porsi alla loro altezza, ragionare come un/una bambino/a, sentire le loro esigenze, bisogni e desideri. Nel contempo così essere vicini alle problematiche che vanno ad affrontare le famiglie nel difficile compito di far nascere e crescere la giovane prole del terzo millennio.
Il percorso per la creazione di questo ambiente deve essere necessariamente interdisciplinare, comprendendo la cura dell’ambiente, l’architettura, l’urbanistica, l’arte, il decoro, la sicurezza, la scuola, la cultura, ecc.
La nostra idea di una “Città a misura di bambine e bambini” non è quindi da vedere esclusivamente come la creazione solo di spazi ludici ma va oltre. Sicuramente comprende il rispetto di tutti i Diritti dei Bambini, sanciti dalla Convenzione ONU per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
L’amministrazione capitolina si mosse con grande anticipo, negli anni ’90 con la prima giunta Rutelli, su questa strada, attraverso la creazione dell’Ufficio per la Città a Misura delle Bambine e dei Bambini che aveva il compito proprio di sviluppare questo percorso. Inspiegabilmente, nei primi anni dopo il 2000, questo ufficio fu chiuso e l’argomento entrò parzialmente nel dimenticatoio. I Diritti dei Bambini restano però ancora in cerca di una soluzione che può essere data solo con azioni concrete.
Pensiamo che un ambito privilegiato dovrebbe averlo l’arte, di strada e non, che si rivolge ai bambini che vivono nella città di Roma, così come in altre città. Diciamo questo perché spesso, nell’assenza quasi totale di proposte pubbliche per fare delle nostre città degli spazi a misura di bambine e di bambini, gli artisti che in modo specifico lavorano con proposte dirette ai bambini sono già naturalmente vicini con le loro performance ai bambini, li accompagnano con i loro giochi, li prendono per mano con le loro gag, li fanno sognare con la loro musica e le loro storie cantate, li fanno giocare con la loro gioia.
Sarebbe opportuno per l’amministrazione capitolina favorire, creare un ambiente di accoglienza per questo tipo d’incontro, nell’unica intenzione di favorire uno sviluppo gioioso e armonico dei bambini, sottraendoli alla solitudine di una vita davanti a uno schermo, o davanti a un televisore, per immetterli nella comunità del gioco che è poi anche la comunità della vita.
La nostra proposta è quindi una proposta di inclusione, si muove in un territorio di protezione, si illumina nel colore che il gioco crea.
Andando nella proposta pratica pensiamo che le amministrazioni, nel nostro caso quella di Roma Capitale, dovrebbero creare l’accoglienza giusta, attraverso la creazione di spazi dedicati e pubblicizzati dove artisti e bambini possano incontrarsi.
Pensiamo ad un progetto che si estenda in tutta la città, dal centro alle periferie, dalle piazze storiche alle piazze dell’estrema periferia, nei giardini e nei parchi urbani.
Una definizione di dove potrebbero essere collocati questi spazi d’incontro va certamente studiata con tutti i soggetti in campo (artisti, associazioni territoriali, scuole, biblioteche, servizio giardini, municipi, ecc.) ma si possono intanto dare alcune indicazioni, tracciare un profilo di come potrebbero essere questi spazi:

  • Gli spazi di gioco devono garantire protezione, ovvero essere in luoghi protetti da macchine e altri pericoli, e abbastanza larghi da poter sviluppare le arti. Non sembrerebbero adatte le strade molto piccole dei rioni del centro, a meno che non sia realizzata una iniziativa ad hoc, oppure si tratti di aree pedonalizzate.
    Vanno sicuramente bene i giardini, le aree verdi e i parchi, così come le piazze della periferia e del centro dove già in modo naturale le mamme e i papà sono in uso portare i loro bimbi a passeggio.
  • L’amministrazione capitolina potrebbe favorire l’accoglienza degli artisti che si propongono con spettacoli ed attività dedicate ai bambini, realizzando forme di segnalazione ai cittadini che in quel luogo si alterneranno in modo flessibile delle iniziative ludiche.
  • Altra possibilità potrebbe essere quella di realizzare forme di arredo urbano che rendano piacevole la fruizione degli spettacoli e il gioco. Nei parchi potrebbero essere studiate delle forme di copertura, anche minimali, sempre allo scopo di dare una protezione agli eventi.
  • L’amministrazione potrebbe mettere su un “Portale di comunicazione interattiva di questi eventi“, dove da una parte gli artisti che offrono spettacoli per bambini possano indicare la loro disponibilità ad essere in quella determinata location il tale giorno, dalle ore x alle ore y, e che attività proporranno; dall’altra parte le famiglie potranno essere informate degli eventi programmati. Una prenotazione degli spazi, pensando al modello di portale utilizzato dalla città di Milano, che indichi che in quei luoghi si alterneranno attività dedicate ai bambini in quel giorno e in quell’orario.

Il progetto potrebbe partire con la realizzazione di un primo numero di proposte nella città, diciamo 6.
Quali possono essere gli spazi adatti dove realizzare gli “Spazi di gioco per i bambini in città”?

Per arrivare a realizzare una mappa dei luoghi bisognerà lavorarci su, sentendo gli artisti, i municipi, il servizio giardini, gli assessorati competenti, le associazioni territoriali e di settore, ecc.
Per ora abbiamo lanciato il nostro sasso nello stagno, ricordando una celebre citazione di Gianni Rodari, che ha vissuto a lungo a Roma, e a cui il progetto potrebbe essere dedicato:

«Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.
    Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.» Gianni Rodari, Grammatica della fantasia (1973)

Il verbale dell’audizione

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