RomaBambina.Org

Facciamo di Roma una Città delle Bambine e dei Bambini


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BAMBINI in MOVIMENTO nelle nostre Città

Lunedì 26 Novembre 2018.
Biblioteca della Camera dei Deputati
Sala del Refettorio,
Via del Seminario 76 – Roma

Mobilità_e_sviluppo_Convegno

Alle h. 9.45 interverrà Italo Cassa, fondatore e blogger di RomaBambina.Org, con “La Città di Pinocchio”, ovvero come una marionetta può stimolarci una visione della città a misura delle bambine e dei bambini.

Mobilità e sviluppo.
Sostenibilità è città senz’auto,
pedonalità e ciclabilità, più treni, metro,tramvie

Le famiglie, i bambini al centro del progetto di nuova socialità; per invertire il paradigma della mobilità: i loro bisogni ad una mobilità autonoma, sicura, non inquinata.
Una mobilità in prevalenza incentrata sul trasporto pubblico locale e su quello condiviso a basso impatto ambientale che dia, però, centralità alla pedonalità ed alla ciclabilità (anche nel codice della strada).
Bambini “sentinelle” della qualità della vita, della sicurezza urbana. Bisogna costruire una nuova “visione” di convivenza civile che guardi allo sviluppo come fattore di crescita che non minacci e distrugga l’ambiente, che dia pari opportunità ai cittadini e alle generazioni.
Uno sviluppo economico diffuso e di mobilità che abbandoni, progressivamente, le energie da combustibili fossili per quelle alternative.

Una Casa della Cultura
delle Bambine e dei Bambini
in movimento

Una città è migliore se la guardiamo con gli occhi di tutti i bambini (in particolare quelli con disabilità). Con ciò che si aspettano in termini di movimento, gioco, relazioni.
Una Carta dei diritti dei bambini e delle bambine in movimento che “declina” i loro (ed i nostri) diritti, le loro (e le nostre) aspettative.
È migliore anche se “contiene” una vera e propria Casa della cultura dei bambini e delle bambine in movimento da “costruire”. Cambiare le città, cambiare stili di vita, di mobilità partendo dai bambini. Insieme con loro!

Il diritto al movimento di ogni bambino/a non comincia e non finisce sugli attraversamenti pedonali. Le città devono dotarsi di un Piano Regolatore delle bambine e dei bambini in movimento se vogliono dare contenuti nuovi alla vivibilità – salute, sicurezza, diritti, bellezza – dei loro territori.
Che cosa significa? Significa scardinare un modello di sviluppo distopico, aggressivo e intollerante per accogliere un concetto di città fondata sulla sostenibilità, sul benessere, sulla tolleranza (tolleranza è anche la possibilità che una persona possa “sbagliare” senza essere “giustiziato” sul posto) dove bambini e bambine diventano le radici della
partecipazione. Partire dai bambini, significa aprire gli occhi a chi è ancora pervaso dal sano egoismo della sopravvivenza della propria specie e del proprio benessere, piuttosto che da spiriti di parte, da controversie e da integralismi. Una città in grado di accogliere e di aprirsi anche ai bambini è comunità, è luogo vero e può godere di grande ricchezza, intesa in senso lato, ma anche reale.

Cosa occorre? Una “visione” di città che ridisegni il suo assetto urbano di mobilità dolce e la sua sostenibilità (economica, sociale).
Le persone, non le auto, al primo posto nei sistemi di trasporto. Idee della città intelligente dalle quali far scaturire progetti di “adeguamento” e sistemazione coerente.
Interventi urbanistici possibili e necessari, sviluppo urbano (ridefinizione spazi, isole ambientali, verde pubblico, mobilità per lavoro e studio). Ridefinizione delle quote delle differenti modalità di trasporto.

Riequilibrio e sicurezza delle modalità di spostamento (pedonale, ciclabile, merci e persone, Trasporto Pubblico Locale e intermodalità), moderazione traffico, infrastrutture sicure e manutenzione programmata, innovazioni tecnologiche; enforcement: controllo velocità, sosta selvaggia, messa in sicurezza attraversamenti pedonali, marciapiedi e scivoli, piste ciclabili, zone semaforiche, interventi progettati con accuratezza e competenza.

Bisogna costruire una nuova “visione” di convivenza civile che guardi allo sviluppo come fattore di crescita che non minacci e distrugga l’ambiente, che dia pari opportunità ai cittadini e alle generazioni (che non metta in contrapposizioni genitori e figli). I giovani, i loro genitori e nonni sono insieme spesso vittime del sistema, anche nel settore della mobilità.
Uno sviluppo economico sostenibile diffuso che abbandoni, progressivamente, le energie da combustibili fossili per quelle alternative.
Una mobilità in prevalenza incentrata sul trasporto pubblico locale e su quello condiviso a basso impatto ambientale che dia, però, centralità alla pedonalità ed alla ciclabilità (anche nel codice della strada!).

Non è solo per parlare di sicurezza stradale, ma anche delle cause che generano la violenza sulle nostre strade e i danni – umani e materiali ingenti – prodotti da modelli di sviluppo e mobilità di persone e merci che causano, anche, gravissime patologie, mortali ed invalidanti, alla salute delle persone (tumori, cardiopatie, malattie neurologiche, all’apparato
respiratorio, ecc.) tanto che da anni l’OMS le annovera in un nuova categoria che ha denominato “Patologie da Ambiente Costruito”.
Sono più di 3.000 i morti in scontri stradali e 91.000 i morti all’anno per inquinamento dell’aria. E questo è ancora più grave nelle grandi metropoli del mondo.
Darsi un obiettivo, non più rinviabile, come hanno fatto già molte città entro il 2040: non più utilizzo di carbone e idrocarburi fossili nelle aree urbane. Se non prima di tale data!

La lotta delle città al disastro dei cambiamenti climatici. Un nuovo modo di concepire lo sviluppo economico attraverso la sostenibilità ambientale; l’impegno delle organizzazioni economiche e sociali che promuovono il diritto alla salute, l’economia verde-sostenibile; i diritti dei consumatori, il rispetto della legge e la partecipazione diretta dei cittadini alla vita pubblica e non da ultimo la difesa dei diritti delle vittime della strada e degli utenti vulnerabili che non sono “ospiti” ma i protagonisti dell’auspicabile nuovo rinascimento urbano.

L’inarrestabile processo di urbanizzazione della popolazione mondiale pone delle sfide che non sono più rinviabili. Il governo della mobilità, la pianificazione del territorio, il riequilibrio delle diverse modalità di spostamento di persone e merci sono alcune delle questioni più difficili e importanti dell’agenda politica. Non più rinviabili.

“Le persone stanno rischiando la vita ogni volta che lasciano le loro case. Ma non sitratta solo di incidenti. La progettazione di sistemi di trasporto per le automobili mette più veicoli sulla strada, aumentando le emissioni di gas a effetto serra e l’inquinamento atmosferico mortale. Dobbiamo mettere le persone, non le macchine, al primo posto nei
sistemi di trasporto”. Erik Solheim, Capo dell’Agenzia per l’Ambiente delle Nazioni Unite.

Ridisegnare la “nuova” città antica e dare dignità e raccordo alle periferie con il cuore della città.
Servono competenze diverse: urbanistica, filosofia, psicologia del traffico, antropologia, sociologia, esperti del mondo del lavoro, medicina dell’ambiente, storici dell’arte, diritto dell’ambiente, arboricultori urbani, climatologia, ingegneria, architettura, agronomia.

PER UNA CASA DELLA CULTURA DELLE BAMBINE E DEI BAMBINI IN MOVIMENTO

Come sarebbe oggi una città vista con gli occhi dei bambini? Lo sapremo se le amministrazioni sapranno coinvolgerli, nelle scuole con le famiglie, in un progetto duraturo non con uno spot.
E come sarebbero le città, i loro spazi, le loro strade viste con gli occhi dei bambini?
Da qui dobbiamo partire per cercare di disegnare una città meno inquinata, con meno auto, più verde, più possibilità di muoversi in sicurezza per andare a scuola e tornare a casa, giocare, in sicurezza, nei giardini sotto casa. Camminare e andare in bicicletta.

Il Progetto

Occorre pensare ad un “cantiere”/laboratorio di nuove visioni di città con modalità di mobilità e trasporti alternativi a quello prevalente utilizzato fino ad ora. Dobbiamo individuare una zona verde da adibire a sede della Casa della cultura delle bambine e dei bambini in movimento. Un po’ come la mobilità nuova, la sicurezza stradale: dovrebbero essere
assessorati e uffici diversi ad essere mobilitati per “costruire” un progetto che possa parlare anche alle tante città italiane.
L’ascolto dei bambini non dovrà essere formale: occorre un coinvolgimento diretto (anche con le loro famiglie) coi loro genitori che devono sentirsi partecipi di un’idea di cambiamento “radicale” nella mobilità urbana.

La Carta dei Diritti delle bambine e dei bambini in movimento

Una città senza insidie per i bambini per andare e tornare da scuola. Avere spazi dove incontrarsi e giocare senza paura. Marciapiedi dove camminare senza ostacoli o veicoli parcheggiati. Aree pedonali ampie per esercitare i loro diritti alla mobilità sicura. Avere un Piano Regolatore della città che parla e pensa ai loro diritti e li garantisce.

Finanziamenti

A cominciare da finanziamenti dell’Ente, della Regione, quelli previsti dalla legge 285/97 che introduce disposizioni finalizzate alla promozione di diritti ed opportunità per l’infanzia e l’adolescenza e da altre leggi nazionali. Imprese private e privato sociale.

Coinvolgimenti istituzionali

Innanzitutto la Regione ed il Governo ma anche Istituzioni sovranazionali come l’Unione Europea, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le Nazioni Unite e l’UNICEF. Dovrebbero essere coinvolte nel “lancio” dell’idea progettuale che un gruppo ristretto dovrà essere incaricato di elaborare unitamente ad un business plan con l’individuazione delle provviste finanziare necessarie alla sua realizzazione e gestione.

PERCHÉ MOBILITÀ COME AZIONE PRIORITARIA?

La mobilità è il fattore azzerante di tutte le altre strategie: infatti, se i bambini non possono muoversi in autonomia nella città, percorrendo le strade in sicurezza, è inutile parlare d’altro. Le strade sono il soggiorno delle persone, il luogo dove si svolge la vita sociale della città.

Adottare nuove politiche di mobilità è una strategia indispensabile per garantire alle comunità uno sviluppo realmente sostenibile, per promuovere il benessere psicofisico, per far sì che i più giovani possano crescere in autonomia ed i più anziani possano godere ancora della socialità offerta dalle strade, creando in questo modo una comunità educante.
Partire dai bambini con strategie innovative ed interdisciplinari, tutte basate sulla partecipazione attiva, permette di ripensare un modello di Città Amica realmente a misura di ogni persona, una comunità tollerante, sostenibile e partecipativa.

Una Città Amica, previene ogni forma di disagio e, specialmente quelle che l’OMS chiama patologie da ambiente costruito di cui una buona parte è affidata agli spazi aperti pubblici della città, in primo luogo le strade, infatti, fra le patologie da ambiente costruito non vi sono solo malattie, ma sono da considerarsi anche le lesioni da collisioni (specialmente stradali, ma anche domestici o in tutti i luoghi costruiti). La stessa pratica denominata dall’OMS Healthy Urban Planing (Pianificazione Urbana di Salute) è considerata dalla stessa OMS una fase avanzata delle politiche di salute che i governi nazionali e territoriali possono mettere in campo.

Per fare questo, ovvero creare i presupposti per trasformare le città in Città Amiche, occorre intervenire in modo partecipativo, poiché la partecipazione, non solo garantisce la creazione del consenso, ma costituisce di per sé un’esperienza dall’alto valore educativo; inoltre le opere progettate attraverso esperienze di partecipazione possiedono un
carattere qualitativo molto elevato, sicuramente superiore alle progettazioni tradizionali.

L’azione a cui pensare dovrebbe inoltre, essere inquadrata in un sistema legislativo “amico”: ad esempio usando il D.U.P. (il Documento Unico di Programmazione, sul quale si può misurare l’impegno dell’amministrazione), congiuntamente con il Piano Strutturale e con il Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile (PUMS) come strumenti per far emergere le azioni concernenti i bambini. Non azioni per i bambini, ma per tutta la città a misura anche di bambino. La partecipazione deve essere declinata e finanziata nei documenti di programmazione. Ad esempio: il Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile non dovrebbe essere limitato a certi percorsi (ad es. i percorsi casa -scuola), ma dovrebbe configurare una rete urbana che mette tutti i soggetti in condizione di muoversi autonomamente a piedi o in bicicletta, creando una rete continua di percorsi che collegano tutti i centri urbani di interesse e tutti i quartieri.

Un terzo passo potrebbe essere costituito dalla realizzazione di una vera e propria strategia dedicata ai diritti dell’infanzia: ad esempio una strategia poterebbe concernere la creazione di un coordinamento comunale in grado di far convergere tutte le azioni dei vari settori/uffici del Comune.
È stata avviata a Pisa una cosa del genere anni fa: abbiamo organizzato una sorta di conferenza (che si teneva una volta al mese) in cui ogni Dirigente si domandava: “Che impatto ha ogni mia (dell’ufficio/settore) azione quotidiana sui bambini? Cosa sto già facendo per e con i bambini? Come posso essere più efficace? Come posso integrare la mia azione con quelle degli altri uffici?” Si è creata una mappa di azioni già in atto e, conseguentemente, un programma di interventi coordinato e unitario. Questa (o qualcosa del genere) potrebbe essere una strategia. La strategia dovrebbe essere coordinata da un’unità apposita cioè da un meccanismo di coordinamento.

Tutto questo può essere attuato efficacemente attraverso la creazione di un luogo deputato a questi scopi, in cui i bambini e i ragazzi possano trovarsi insieme per creare strategie, per ideare interventi per confrontarsi fra loro supportati da figure di coordinamento e consulenza, un luogo dove anche le scuole possano trovare spunti, formazione, un luogo di cultura della città declinata a partire da una mobilità sostenibile, primo e fondamentale passo per creare una Comunità Amica:

la Casa dei Bambini e delle Bambine in movimento.

Giuseppe Guccione
Presidente Fondazione Luigi Guccione Onlus

Ippolito Lamedica
Urbanista ed esperto in tematiche partecipative

Carta dei diritti dei bambini in movimento

  1. Il diritto al movimento dei bambini e delle bambine non comincia e non finisce sugli attraversamenti pedonali
  2. I bambini devono potersi muovere in sicurezza nelle aree pedonali e ciclabili
  3. Le città devono dotarsi di un piano regolatore delle bambine e dei bambini
  4. Le aree scolastiche devono essere isole ambientali seppur temporanee
  5. Gli attraversamenti pedonali devono avere segnaletica orizzontale, verticale, fluororifrangente e manutenzione costante
  6. Le bambine e i bambini non devono correre rischi sugli attraversamenti pedonali
  7. I segnali stradali devono essere molto grandi e prima e dopo l’attraversamento pedonale devono essere muniti di dissuasori
  8. Sui marciapiedi non devono stazionare autoveicoli, moto, tavoli e sedie perché i bambini siano sicuri e liberi di muoversi
  9. Aree verdi, foreste urbane per una ciclabilità ed una mobilità sicura per i bambini e bambine in movimento
  10. Il diritto al movimento dei bambini e delle bambine è poter andare a scuola da soli

 

 

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