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Il bambino che veniva dal mare


Il bambino che veniva dal mare

di Italo Cassa

1) L’arrivo dal mare

Badu apparve una mattina sulla battigia, era coricato in una barchetta cullata dalle onde, arrivata da chissà dove…
Lo trovò Carmela, lo vide che dormiva beato. La sua pelle era tutta nera e i suoi capelli molto ricci, come indomabili, stava beato con un sorriso meraviglioso stampato sul volto, illuminato probabilmente dai sogni che stava facendo in quel momento. Avrà avuto più o meno 5 anni.
Carmela poggiò la sua mano su quei riccioli e, stando attenta a non essere brusca, gli parlò per svegliarlo. “Ei bimbo, chi sei? Come ti chiami, da dove vieni?”
Badu continuò a dormire ancora un po’, forse ancor più contento di sentire quel contatto umano sul suo volto, fino a che aprì gli occhi. I suoi erano occhi grandi e profondi, guardò quella donna che gli stava di fronte che parlava, lui però non capiva che cosa stesse dicendo, ma vide nel suo cuore che era buona e gli sorrise.
Si guardarono negli occhi e si piacquero reciprocamente, tanto che Badu abbracciò Carmela come fosse la sua mamma.
Carmela, non riuscendo a farsi capire a voce, provò quindi con il linguaggio dei segni. Indicò se stessa e disse il suo nome: “Carmela”. Poi indico lui e mosse le labbra come a dire un nome che però non usciva fuori. Lui capì e disse: “Badu”!
Dopo questo primo approccio continuarono ancora un po’ con tanti altri gesti, Carmela si guardava intorno come a chiedergli se li vicino c’era qualcuno con lui. Lui però fece cenno con la testa di no, era solo. Carmela fece cenno a Badu di seguirla, era a piedi nudi e vestito di poche cose, ma zampettava allegramente dietro di lei incurante della sabbia scottante.
Arrivarono a casa di Carmela che gli preparò subito una ricca colazione per rifocillarlo, invito che Badu accetto molto volentieri, sembrava non mangiasse da una vita. Dopodiché lo lavò e lo rivestì con una maglietta e dei pantaloncini di suo figlio Luca (che in quel momento era a scuola).
Badu era molto contento di questa accoglienza, e sorrideva tutto allegro come fosse l’esperienza più bella della sua vita.
Carmela chiamò al cellulare il marito Antonio: “Antò, mi è successa una cosa strana, ho trovato in riva al mare un bambino nero in una barca abbandonata, non parla la nostra lingua, però sono riuscita a farmi dire il suo nome, si chiama Badu. Che devo fare?”
E Antonio rispose concitato e un po’ arrabbiato: “Carmela, ma che combini, vai in giro a raccattare bambini? Non ti bastano i figli che già abbiamo, Luca e Mariangela?” Farfugliò altre frasi indecifrabili e poi le disse perentorio: “Ora sbrigatela tu, vai subito con il bambino al Comune e portalo ai Servizi Sociali!” e attaccò il telefono di botto.
Carmela non si aspettava una risposta così brusca di suo marito, decise però che se la sarebbe presa comoda e quindi lasciò che Badu giocasse per un altro paio d’ore prima di andare in Comune, erano solo le 9 di mattina e la giornata era ancora lunga, e anche molto calda essendo il mese di Giugno.

2) Badu in Comune

Carmela arrivò in Comune, era ormai mezzogiorno e faceva caldo… Badu la seguiva allegro, con una grandissima fiducia e naturalità, sembrava si conoscessero da sempre.
“Dove sono i servizi sociali?” chiese all’usciere che le rispose: “Signora, deve uscire e rientrare dalla scalinata accanto, li troverà i servizi sociali”.
Arrivò all’ufficio e c’era un po’ di fila, chi aveva un problema e chi un altro, ci voleva un po’ di tempo… Carmela chiamò al telefono la sorella pregandola di andare a prendere Luca e Mariangela a scuola perché lei era un attimo impegnata. Finalmente, dopo un’oretta, riuscirono ad entrare.
L’assistente sociale la guardò e guardò il bambino nero, fissò Carmela e le disse: “Madò, e chistu chi è?”Carmela: “Lo so che sembra strano ma questo bambino l’ho trovato questa mattina in riva al mare e l’ho portato a casa mia, l’ho fatto mangiare, lavato e rivestito. Poi ho sentito mio marito, che ora sta al lavoro, che mi ha detto di portarlo subito qui… chiedo perdono, ho aspettato un po’ perché volevo prima che si tranquillizzasse…”
Assistente sociale:“Ma no Signora, non la sto sgridando, ha fatto bene a fare così, è sicura che non ci fosse nessuno insieme a lui, magari nascosto da qualche parte?”
Carmela:“No, no, non c’era nessuno, e poi l’ho chiesto anche a Badu, è da solo!”
Assistente sociale:“Ah, perché parla, capisce la nostra lingua? Bene, così gli chiediamo a lui da dove viene”.
Carmela:“No, non parla, mi sono capita con lui a gesti, sa sono brava, era un gioco che facevamo da piccole con mia sorella!”
Assistente sociale:
“Ah ma allora la situazione è complicata, bisogna attivare subito la procedura per i MISNA!”
Carmela:“No, non si chiama Misna ed è maschio, le ho detto che si chiama Badu”
Assistente sociale:“Ma no, i MISNA sono i Minori Stranieri Non Accompagnati, e c’è un’apposita procedura di legge che dobbiamo seguire quando qualcuno di loro arriva da noi. Lei può andare, Badu, o come si chiama veramente, verrà mandato in un Centro Accoglienza dove sarà ben curato e seguito dai nostri migliori operatori”.
Carmela: “Non lo metto in dubbio… però è un bambino solo e di tenera età, ha bisogno di una figura materna, non posso tenerlo con me, con la mia famiglia?”
Assistente sociale:“Non è assolutamente possibile, ma a volte il giudice può dare in affidamento i bambini non accompagnati se c’è una famiglia che risponde particolarmente alle disposizioni in merito alla tutela del minore, le farò sapere qualcosa dopo, suo marito sarebbe d’accordo?”
Carmela:“Mio marito? Ma certo, certo che è d’accordo…”

3) In famiglia

Carmela tornò a casa dove trovò Luca e Mariangela insieme a sua sorella Anna.
Carmela pensava tra se se “…Ora devo raccontare a tutti quello che mi è successo, ma da dove comincio?”.
Invece Anna gli chiese subito: “Carmela, ma dove sta quel bambino nero che hai trovato stamattina in riva al mare? Mi hanno detto che è bellissimo, anche i tuoi figli fremono dalla voglia di sapere tutto…” E infatti Luca e Mariangela la guardavano meravigliati, come a chiederle… “…Mamma, raccontaci tutto!”
Carmela era un po’ stupita mentre pensava: “Come avranno fatto a sapere? Si ma è vero, qui anche le pietre sanno tutto quello che succede…”
Bussarono alla porta… era una vicina che era venuta a sentire da Carmela quali erano le novità… poi bussarono ancora, e ancora e ancora… Ben presto casa di Carmela era piena di vicini che parlavano tra di loro alludendo questo o quell’altro… Carmela non sapeva più che fare e sostanzialmente non sapeva che dire!
Si senti bussare un’altra volta, andò ad aprire Anna, era Antonio il marito di Carmela.
Antonio:“Che succede qui, c’è forse una festa e non ne sapevo nulla?”
Anna:“Si, in un certo senso stiamo festeggiando Carmela che ha salvato un bambino dal mare”.
Antonio:“Come sarebbe a dire? Carmela, non hai portato subito quel bambino ai servizi sociali, come ti avevo detto? Ma sei forse impazzita???”
Carmela a quel punto lasciò da parte tutti i suoi timori e sbottò: “Antonio, ma che stai dicendo? Ce l’ho portato si al Comune ma mi hanno detto che lo porteranno in un centro accoglienza, una specie di collegio. Io ho detto che noi l’avremmo accolto volentieri a casa nostra, giusto Antonio?”
A queste parole tutti quelli che erano nella stanza applaudirono Carmela e c’era chi gridava: “Te la do io una mano, Carmela” e altri che ancora più forte urlavano la loro disponibilità a dare una mano perché quel bambino fosse affidato a Carmela e alla sua famiglia.
Carmela, Antonio, Luca e Mariangela non sapevano che dire, se li guardavano mentre tutti urlavano, poi si guardarono tra di loro e Antonio capì… Carmela era una donna di cuore, non poteva dirle di no, del resto è proprio per questo che l’aveva sposata, e lui l’amava veramente per questo suo modo d’essere. Antonio:“Ok, va bene, ma come si fa ad avere l’affido di questo bambino, a proposito, come si chiama?”
Anna:“Si chiama Badu, ma come, non lo sai, lo sa tutto il paese ormai” A quel punto squillò il telefono ed andò a rispondere Carmela. Era il giudice, anch’esso informato dei fatti sia in via ufficiale che in via privata tramite la moglie che era anch’essa ora a casa di Carmela. Il giudice disse a Carmela di andare subito al Comune che, visto che non c’era possibilità di portare Badu oggi al centro per i minori, potevano tenerlo per quella notte, avrebbe però dovuto firmare delle carte.
Carmela schizzò via di casa per andare in Comune mentre tutti i vicini continuavano a parlare animatamente, Antonio fu confortato dallo shock subito con un bicchierino di liquore, mentre Luca e Mariangela ridevano e saltavano per tutta la stanza.

4) Il giorno dopo

Era un giorno di festa e Carmela si svegliò più tardi del solito. Scese in cucina ma stranamente non c’era nessuno. Luca e Mariangela non erano nella loro cameretta e neanche Badu era dove aveva dormito. Uscì subito fuori di casa e li trovò che stavano giocando con tutti i bambini del vicinato. Badu si esprimeva molto bene a gesti e aveva organizzato una serie di giochi che avevano riscosso un successo strepitoso. Badu aveva fatto sedere i bambini per terra con davanti una decina di sassolini che venivano lanciati in aria 2 alla volta ripetutamente e afferrati man mano, senza che quelli lanciati precedentemente cadessero per terra.
Tutti i bambini erano entusiasti anche perché Badu aveva una capacità comunicativa enorme, una propensione innata alla socialità.
Nel frattempo arrivò Antonio che si stupì anch’esso di quello che stava accadendo.
Antonio:“Cara, dobbiamo riuscire a sapere qualcosa in più di Badu, ho trovato il contatto con un africano che fa il mediatore culturale, tra breve sarà qui e ci darà una mano a sapere la storia di Badu. Si chiama Clovis.”
Carmela:
“Benissimo, hai avuto un’ottima idea, bravo!”
Passò un’oretta e il clima era di festa, anche gli adulti, le mamme, i papà e i nonni dei bambini, non li avevano mai visti così felici, anche perché finalmente ora i bambini correvano e giocavano all’aria aperta invece di stare sempre davanti allo schermo del computer o dello smartphone.
Clovis arrivò con una vecchia macchina, scese subito, indossava una veste africana molto colorata ed emanava simpatia a prima vista.
Clovis: “Cari amici, sono qui, sono corso prima possibile… dov’è Badu?”
Antonio: “Eccolo, sta giocando ad uno strano gioco con tutti i bambini, forse tu sai di che gioco si tratta”.
Clovis:“Fammi vedere, a si, si tratta del gioco dei Tuareg, ciò vuol dire che Badu viene dal Niger, bene, bene”.
Clovis chiamò Badu e ci parlò un po’ poi lo rimandò a giocare con i suoi amici.
Clovis:“Badu non si ricorda niente, ha un vuoto di memoria, sa solo che si è risvegliato su quella barca quando Carmela lo chiamava, non si ricorda niente di prima, non sa dire che cosa gli è successo, dove siano i suoi genitori, né se abbia parenti, in ogni caso è molto riconoscente e vuole restare con voi; ma ora, visto che ormai sono qui, e sono anche in insegnante di danze africane, facciamo festa tutti insieme per l’arrivo di Badu”.
Carmela:“Bene, sono d’accordo, vado a preparare un po’ di dolcetti per festeggiare!” A
nche altre donne si offrirono e dopo circa un’ora il piccolo borgo era tutto in festa mentre Clovis insegnava a tutti come danzare africano.
Clovis:“E allora, tutti insieme, su e giù, guarda di là e guarda di qua… ma che bravi, balliamo tutti insieme!”

5) Badu il salvatore

Badu cambiò per sempre la vita di quel borgo. La sua spontaneità, la sua sincerità, la sua gioia di vivere, portò una nuova vita per tutti. Il giudice, dopo un po’ di tempo e sbrigate tutte le procedure necessarie, approvò l’affidamento a Carmela e Antonio, e potremmo dire in qualche modo l’affidamento a tutta la comunità locale che in Badu vide un salvatore, grazie a lui avevano potuto riscoprire una vera umanità fatta di solidarietà.
Di Badu non sapremo mai molto di più che è arrivato dal mare, come un dono d’amore spinto dalle onde…

Nota:

Il personaggio Badu è frutto della fantasia ed è ispirato al film Mondo di Tony Gatlif.
Sono però molti i bambini che il mare porta sulle onde fino alle nostre coste, accompagnati o non accompagnati, oppure divenuti orfani durante il viaggio in mare, come la piccola Favour sbarcata a Lampedusa.
Il personaggio Clovis è reale, è un africano e si chiama Clovis Nzouakeu, e fa il mediatore culturale, proprio come descritto nel racconto.
Il gioco dei sassolini è tratto da: I Giochi di Elio di Elio Giacone.
Italo Cassa, autore del racconto, si occupa da decenni di portare Diritti ai bambini, in particolare ai Bambini del Mediterraneo, proprio quelli che in questi tempi sbarcano sulle nostre coste.

Puoi scaricare gratuitamente l’e-book da qui: www.lascuoladipace.org/download/Italo_Cassa_Il_bambino_che_veniva_dal_mare.pdf

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